Le irregolarità riscontrate dagli ispettori vennero subito segnalate al giudice Emilio Alessandrini il quale, però, venne poco dopo ucciso in un attentato organizzato da esponenti di estrema sinistra legati al gruppo Prima Linea ( quest’ultimo legato alla Banda della Magliana), era il gennaio del 1979.
Nel marzo dello stesso anno il Governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi ed il capo ufficio della Vigilanza (non sono i Metronotte) Mario Sarcinelli vennero accusati dai giudici Luciano Infelisi ed Antonio Alibrandi di alcune irregolarità e vennero messi agli arresti, per essere poi rilasciati nel 1983 dopo aver accertato la loro estraneità ai fatti (praticamente vennero messi fuori uso, perchè erano gli unici che potevano leggere determinate carte del Banco Ambrosiano).
Di seguito il Banco Ambrosiano si ritrovò nuovamente impelagato in una nuova crisi di liquidità, dovuta al mancato rientro economico di determinate speculazioni. Proporio in questo momento arrivarono ad aiutare un semplice presidente di una banca privata enti del calibro di ENI e BNL , che riversano nelle casse della banca una liquidità pari a 150milioni di dollari (siamo nel 1980) si sta parlando di nomi come Gardini, per citarne uno. Per avere laliquidità necessaria Calvi dovette versare tangenti a due “rispettabilissimi” politici rampanti Claudio Martelli e Bettino Crax, quest’ultimo legatissimo negli anni 80 di Milano 2 e Milano 3 a voi sapete chi.
Ma il castello di carte orchestrato da Calvi ormai era destinato a cadere. Il rampante banchiere per troppi anni aveva tenuto sotto scacco il Vaticano, la Mafia e l’intera politica italiana ed iniziava a dare un pò di fastidio. Era il 1981, quando con la scoperta della P2 cadde l’ultimo organo pronto a proteggerlo e a nascondere i suoi inganni, Calvi fu arrestato ed immediatamente processato e condannato per i reati di frode bancaria, chiese aiuto allo IOR ,ma ormai in Paradiso più che Santi il banchiere aveva solo nemici, era rimasto solo.
In attesa del processo di appello Calvi venne scarcerato e rimesso alla presidenza del Banco. Fu proprio lì nel vano tentativo di cercare fondi per salvare il salvabile che il banchiere entrò in contatto con Flavio Carboni, un finanziere sardo legato agli ambienti malavitosi romani e alla famigerata Banda della Magliana, legame che forse portarono al tentato omicidio di Roberto Rosone.
Rosone direttore generale del Banco, fu vittima di un attentato da parte di Danilo Abbruciati, uno dei boss della banda della Magliana, a causa di un’inchiesta su alcuni finaziamenti che il Banco aveva concesso a Carboni senza le dovute garanzie.
La situazione stava degenerando Calvi e Carboni chiesero di nuovo aiuto allo IOR che negò fondi, causa la piega crimonosa che stava prendendo la faccenda.
Calvi era braccato, come un cane in fuga decide di architettare la sua uscita dai confini nazionali.
Siamo nel 9/6/1982, Clvi si allontanò da Milano raggiungendo Roma, dove incotnrò Flavio Carboni per organizzare la fuga verso l’estero. Il 17 iugno Calvi si spostò verso Venezia, da qui in Jugoslavia e poi verso Glakenfurt (Austria), dove sotto falsa identità giungerà ad Innsbruck per poi imbarcarsi su un volo diretto a Londra. Il 16 giugno Carboni partì da Amsterdam in direzione Londra, il 18 giugno dello stesso anno Calvi venne trovato impiccato sotto il Ponte dei Frati Neri.
Le circostanze della morte di Calvi restano molto sospette.
1) Neanche un acrobata poteva essere capace di posizionare una fune in quel posto.
2) Se un suicida vuole impiccarsi perchè mettersi delle pietre in tasca?
3) Perchè dallo screaning tossicologico fatto risultano tracce di ricino (veleno usate dal KGB nel sangue di Calvi)?
In prima istanza il caso venne archiviato sia dalla amgistratura londinese che da quella italiana come un banale caso di suicidio. Ma cosa si cela dietro la morte di uno degli uomin più potenti d’Italia? Quale segreto custodiva Calvi? Quanti e chi erano gli uomini interessati alla sua morte?
Nel 1983 una commisione speciale stabilì che Calvi non si era suicidato, ma bensì venne ucciso e un indennizzo di tre milioni dollari fu versato nei conti dei familiari del banchiere come risarcimento. L’indagine proseguì e nel 1997 il Gip emanò due ordini di custodia cautelare per Pippo Calò e Flavio Carboni, quest’ultimi accusati di essere stati i mandanti dell’omicidio, perchè il banchiere si era imposessato dei soldi di Carboni e di Licio Gelli maestro venerabile della P2.
Il processo iniziò nel 2005 in un’aula speciale fatta nel carcere di Rebibbia a Roma, gli indagati con l ‘accusa di omicdio volontario erano il boss di Cosa Nostra Pippo Calò e Flavio Carboni, Ernesto Diotallevi esponente della Banda della Magliana, Silvano Vittor (contrabbandiere di jeans e caffè) e la compagna di Carboni Manuela Kleisnzig.
L’accusa ha provato per tutto il processo a condanare e trovare delle prove schiaccianti contro gli imputati, ricostruendo la scena del crimine e facendo uscire nuove prove, come una telefonata fatta da Calvi proprio a Carboni il giorno del suo omicidio. Ma questi elementi non sono stati in grado di incastrare gli accusati, che per quel giorno avevano alibi di ferro.
“Il Banco Ambrosiano non è mio io sono solo il servitore di qualcuno…….”
Affermò Calvi durante il processo del 1981, lasciando molti dubbi sugli eventi e sugli ambienti vaticani lanciando molte ombre anche sulla scomparsa di Emanuela Orlandi (un giallo internazionale dal 1983)
Nel marzo del 2007 il Pm Luca Tescaroli chiese l’ergastolo per Carboni, Calò e gli altri, con l’accusa di essere stati i mandanti e gli organizzatori del delitto Calvi.
Ma nel giugno dello stesso anno la Corte Suprema di Cassazione presieduta da Mario Lucio D’Andria,assolse completamente i quattro, ritenendoli estranei e non coinvolti o coinvolgibili ai fatti accaduti.
Ma Calvi era un uomo potente ed ,dal suo uffico del Banco Ambrosiano era diventato il massimo comun denominatore di Mafia, Vaticano e Politica. Per anni come un abile burattinaio ha tirato i fili della finanza italiana, iniziò ad intessere i primi rapporti con l’Opus Dei polacca molto prima l’elezione di Giovanni Paolo II e nonostante l’ultima organizzazione citata si sia estraniata dagli avvenimenti la verità ed il diritto non vogliono così.
L’Opus Dei comandava lo IOR, membri dell’Opus Dei siedevano o nel Cda del Banco Ambrosiano, oppure in molti consigli d’amministrazione delle società estere di Calvi. Molti degli adepti della P2 erano mebri dell’Opus Dei.
Poteva mai un semplice banchiere rivolgersi così a Giovanni Paolo II? (riporto una lettera di Calvi)
« Santità sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello IOR, comprese le malefatte di Sindona…; sono stato io che, su preciso incarico dei Suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti Paesi e associazioni politico-religiose dell’Est e dell’Ovest…; sono stato io in tutto il Centro-Sudamerica che ho coordinato la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l’espandersi di ideologie filomarxiste; e sono io infine che oggi vengo tradito e abbandonato… »
L’intreccio, l’arcano è seplice da svelare. E’un unico filo conduttore che parte da Milano, arriva a Roma fino alle Sacre Aule del Vatican,per poi tuffarsi giu nel Sud Italia delle cosche malavitose, motore economico e spauracchio per i poveri cittadini.
Con la speranza di non avervi tediato mie cari lettori e carissimi amici, domani avrò l’onore di pubblicare l’elenco dei 92 appartenenti alla P2 sequestrato nell’abitazione di Licio Gelli, tra i soloiti nomi noti, c’è anche il nome del datore di lavoro del nostro caro Big Head.
Goch Là



Ma possibile che sbagli sempre i titoli…
che ho fatto di male?
Scusatemi colpa della fretta……per nn aver postato la categoria