I ministri e i sottosegretari di Stato, eletti anche in Parlamento, continueranno a godere di un “doppio” stipendio: quello da onorevole più quello da membro del governo, ridotto – come stabilito dalla Finanziaria del 2007 – del 30 per cento rispetto a chi occupa solo la poltrona di un dicastero.
La Camera ha infatti respinto un emendamento presentato dall’Italia dei valori che puntava ad azzerare gli emolumenti che la legge 212 del 1952 stabilisce per i rappresentanti dell’esecutivo. E cioè una retribuzione pari al “trattamento economico complessivo previsto, rispettivamente, per il personale dei gradi I e II dell’ordinamento gerarchico” della Pubblica amministrazione. In pratica uno stipendio equiparato ai massimi dirigenti della macchina statale. Nel caso in cui il ministro, o il sottosegretario, sia anche deputato, o senatore, le entrate si sommano.
Diverso il discorso per i ministri “tecnici”, quelli non eletti in Parlamento. La legge 418 del 1999 equipara il loro trattamento economico a quello di un ministro parlamentare, stabilendo “in aggiunta” alla retribuzione relativa alla propria funzione una “indennità pari a quella spettante ai membri del Parlamento, al netto degli oneri previdenziali e assistenziali”. Le cose, comunque, rimarranno così come sono state finora, visto che l’emendamento a firma di Borghesi, Cambursano e Barbato che proponeva di non versare lo stipendio da ministro a chi è già membro del Parlamento, è stato bocciato dall’aula.
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