“A che ora ci vediamo?”. “Nove e mezza, opzione dieci meno un quarto”. Era settembre, forse fine agosto. Anno del Signore 1998. Fino ad allora ci conoscevamo di vista, furono gli allenamenti con la San Leucio a farci conoscere di persona. La sera, finito di sgambettare (lui veloce, io un po’ meno), ci mettevamo d’accordo sull’ora in cui mi sarebbe passato a prendere con il suo brillante e “impulsivo” (vista l’irruenza nell’accelerazione) Sonic GP.
Si andava al Bar Centrale, due ragazzini di 16 anni (e il resto del gruppo ovviamente, ma questa è un’altra storia) ci passavano le serate intere seduti ai tavolini là fuori. Quell’”opzione”, la possibilità di arrivare con un ritardo tanto strategico quanto calcolato, doveva farmi capire un sacco di cose. Mi trovavo davanti a un “ritardatario seriale”. Uno di quelli che già sanno che se ti dicono “Ci vediamo alle 21,30″, già pensano – e sono astutissimi a non farlo capire - ”Col cazzo, tanto arrivo alle 21,45″. Ecco, tutto è iniziato così, con gli appuntamenti di due ragazzetti che si organizzano per uscire la sera.
Emanuele, in arte Passone, l’ho iniziato a conoscere così. Un rapporto “in orario”, se mi si può passare l’espressione. Ma le amicizie, io credo, soprattutto quelle di una vita, nascono spesso per caso. E’ il tempo che le rafforza. Sono passati quasi tredici anni da quelle calde sere di fine estate. Ieri Passone si è laureato. La seconda e definitiva volta. In questi tredici anni ne abbiamo fatte di tutte.
Provo a ricordarne qualcuna, ma sicuramente molto mi sfuggirà (e molto altro non posso scriverlo): mi ricordo, per esempio, i pomeriggi interi passati in soffitta di casa sua a giocare a Pc Calcio. Ore e ore davanti a uno schermo, spesso senza nemmeno uscire. Sfida, puro e semplice gusto di sfidarsi. E prendersi in giro; le serate intere a giocare a Risiko; le innumerevoli partite a calcetto, con annessa vincita di ambitissimo torneo cittadino; quella volta che dovevamo partire per Vasto per un torneo con la San Leucio e dormimmo in soffita due ore e mezzo; quelle volte che ci si confidava qualcuna che piaceva a uno dei due, così l’altro cercava di consolarlo in caso non ci fosse stata speranza; quelle prime serate universitarie romane, quando tornavo da Perugia apposta per fare il fine settimana a Roma (le partite notturne a Pc calcio con Riccardo anche nella Capitale); le innuemerevoli grigliate con annesso bagno in piscina a Isernia. E poi le cose più recenti e più “serie”. Il viaggio a Londra, quello in Germania con gli autotreni che ci potevano schiacciare dentro la piccola Mini che doveva essere rimpatriata; le vacanze d’estate; la Spagna eccetera eccetera eccetera… Ricordarmi tutto è praticamente impossibile. Ma forse è meglio così. I ricordi più belli si fanno vivi quando decidono loro. E ti lasciano un sorriso stampato in faccia.
Auguri Pass, di cuore.
Big Head
e ce ne sarebbero ancora tante, tante, tante, semplicemente amici, semplicemente rapporti che superano il logorio degli anni soprattutto percvhè tra noi, anche quando si alzano i toni basta una piccola cosa afar toranre tutto come prima, semplicmente perchè…..6/7/8/9/10 persone a partire dai momenti più felici della nostra vita fino ai più bui non hanno mai smejsso di volersi bene e di sognare insieme…questi siamo noi caro Frappa amici, ma con la A maiuscula, gente a cui basta unoi sgaurdo per intederci, gente ormai legata da fili indissolubili.
Un abbraccio di cuore a tutti noi
vi voglio bene!